I misteri di Natalie Paley

Questa è una storia d’imperi russi e couture francese, matrimoni d’altri tempi e ambiguità, artisti e grandi intellettuali. Protagonista, una donna che lasciò nel mistero i suoi sentimenti (e la propria sessualità)… vivendo amori destinati a restare intramontabili.
Essere meravigliosa ed elegantissima, si sa, non sempre può bastare, ma il fascino di Natalie Paley fu tra i più magnetici del Novecento. Romantico flashback: nata a Parigi nel 1905 come Natalia Pavlovna Paley, figlia del granduca Pavel Alexandrovich Romanov e della contessa Olga von Gogenfelzen, prima della Rivoluzione d’Ottobre Natalie vive con i genitori in un nobile palazzo di San Pietroburgo. Entrambi avevano subito l’onta del divorzio: l’unione viene così mal vista dalla nobiltà russa, che davanti a questo matrimonio morganatico non concede pieni titoli a Natalie e alla sorella Irina; un riavvicinamento con i parenti imperiali li porterà nuovamente in Russia, dove finalmente a Olga e alle figlie viene riconosciuto il titolo di Principesse. 

Ma la Rivoluzione incombe. Fra i primi traumi di Natalie, in quel triste 1917, si susseguono l’arresto e l’omicidio del padre da parte dei bolscevichi e, nel 1918, quello del fratello Vladimir. In quegli anni, racconteranno poi alcuni amici, Natalie sarà vittima di un abuso fisico che la renderà incline ad amori platonici e affinità elettive, spesso con geni omosessuali, rifiutando l’intimità delle sue tante liaison.

Mamma Olga intanto non si perde d’animo. Con una guardia, manda le figlie verso la Finlandia: camminano per tre giorni, attraversando a piedi il ghiacciato lago Ladoga avvolti da bianche lenzuola per evitare le luci dei proiettori puntati sul lago, usati dai bolscevichi per scovare i fuggiaschi. Olga le raggiunge alla frontiera e da lì, verso la Svezia, dove rimangono fino al 1920. In seguito, finalmente a Parigi, venderà la sontuosa villa per insediarsi in un appartamento più modesto… e così Natalie si ritrova nuovamente immersa nella bellezza, ma come immigrata meno facoltosa. ,

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Natalie nel 1931 Lucien Lelong in uno scatto di George Hoyningen-Huene.

Le sorelle vengono mandate in un collegio in Svizzera, dove Natalie non riuscirà a stringere legami con gli altri alunni. Come confessò più tardi a una rivista di moda, si sentiva “… così diversa dalle altre. A 12 anni le ragazze francesi leggevano ancora Robinson Crusoe e guardavano i film di Douglas Fairbanks. Io avevo portato del pane a mio padre a carcere. Come avrei potuto essere come loro? Ero muta, non giocavo. Ma leggevo molto. Avevo affrontato la morte, così da vicino. Mio padre, mio fratello, i miei cugini, i miei zii tutti giustiziati. Sangue Romanoff schizzato sulla mia adolescenza. Questo mi ha dato il gusto per le cose tristi, la poesia, l’anticamera gelida e fulminea della morte. Presto i miei compagni hanno capito. E hanno rispettato il mio modo di essere, per quanto strano potesse sembrare”. 

Rientrate a Parigi, Olga sceglie la strada che avrebbero percorso più avanti tante socialite americane: organizzare serate di beneficenza (a favore degli immigrati russi) per arricchire il suo salotto di nomi e volti utili a lei e alle sue belle figlie. Missione riuscita, si direbbe pensando a come la sua “corte” si popolasse di star della moda come Charles Worth, padre della haute couture, Monsieur Cartier e il celebre Lucien Lelong. 

Aneddoto fashion: il Granduca Dmitry Pavlovich, fratellastro di Natalie nato dal primo matrimonio del padre (e noto per aver partecipato all’omicidio di Rasputin) nel 1920 diventa l’amante in carica di Coco Chanel. Esteta ed edonista, fu lui a disegnare il flacone del celeberrimo profumo Chanel N. 5, ispirato ai flaconi di vodka della Guardia Imperiale. A Parigi presentò a Coco un profumiere francese nato in Russia, Ernest Beaux, destinato a ideare quel profumo passato alla storia. 

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Mr. and Mrs. Lucien Paley LeLong, Chicago, Illinois, 1927. (Photo by Chicago History Museum/Getty Images)
Natalie in un poster per "Il diavolo è femmina" nel 1935. Con il marito Lucien Lelong in America, nel 1927. In uno scatto surreale di George Platt Lynes, nel 1940.
George Platt Lynes

Irina sposa il principe Theodore Alexandrovitch di Russia, nipote del defunto zar Nicola II. Mentre Natalie si ritrova nel cuore pulsante della mondanità, dove proprio come oggi le donne russe erano già ambite modelle. In quel mondo spicca per il suo albero genealogico elevatissimo… come i suoi zigomi scolpiti. Con sguardo dolce e misterioso, inizia a lavorare come mannequin debuttando proprio con Chanel che la introduce a Lucien Lelong, stilista e fautore dell’eleganza parigina, futuro presidente della Chambre Syndicale de la Haute Couture

Lucien, conquistato, la assume come modella, capendo subito come il suo fascino fosse molto più ipnotico rispetto a quello di tante altre ragazze. Si innamora perdutamente, sposandola nel 1927. Inizia così quella che, per molti studiosi della tumultuosa vita sentimentale di Paley, fu probabilmente la prima fra tante storie d’amore intrecciata con un genio la cui vita omosessuale (e forse bisessuale) era già chiara a tutti. Come volto della casa di moda, grazie alla aristocratica notorietà di Paley, il marchio diventa ancora più stellare. Lucien le dedica abiti, nuove collezioni e persino il celebre profumo “N”, mentre Natalie viene immortalata su Vogue e sui più noti magazine del tempo da fotografi come Horst P. Horst, Cecil Beaton e Hoyningen-Huene.

La loro relazione era già sull’orlo della crisi quando nell’estate del 1930, ancora traumatizzata dalla morte di Olga avvenuta l’anno precedente, a Venezia Paley incontra il celebre Serge Lifar. Attratta dal talento e dal carisma di quel bellissimo ballerino ucraino, ne ricambia l’interesse iniziando una relazione anche in questo caso probabilmente di puro sentimento, che durerà due anni. Lifar la ricorderà come una delle sole tre donne che avesse mai amato.  

Intorno al 1931, con l'amico e compagno, il ballerino Serge Lifar, alunno di Diaghilev e direttore del Balletto dell'Opéra di Parigi.

Nel 1932 inizia quella che sarà forse la più celebre fra le sue ambigue relazioni: il celebre scrittore Jean Cocteau. Durò forse un anno, fatto sta che Cocteau, al tempo innamoratissimo del poeta Jean Desbordes, perde la testa per lei. Si convinse di volerla sposare dandole l’estremo onore di diventare madre di un figlio anche se l’oppio, pare, l’avesse reso quasi impotente. Situazione ideale per Natalie che ancora una volta evitò qualsiasi implicazione fisica tenendo solo il lato più idealista della passione. Quando, esasperata, scappa in Svizzera, Cocteau arrabbiato e ferito disse in giro che il viaggio era stato solo per abortire. 

Ormai stanca della parigina notorietà, Natalie cambia vita (anche se il divorzio da Lelong sarà ufficiale solo nel 1937). In Italia incontra Luchino Visconti che, conquistato, le suggerisce la strada del cinema, iniziata nel 1933 con un primo ruolo in Francia che le porterà la prima visibilità. I giornali la descrivono perfettamente: “Sembra un volto di Andersen… uno di quegli imperscrutabili personaggi delle fiabe con una faccia d’angelo”.

Chiamata la “nuova Greta Garbo” e paragonata alla sua nuova amica Marlene Dietrich, prosegue su questa strada senza però riscuotere particolare successo. Non si perde d’animo e così nel 1934 parte diretta verso il cuore del cinema, sbarcando in America carica di bauli colmi di creazioni Lelong. La carriera prosegue a rilento, nonostante una parte ne Il diavolo è femmina di George Cukor al fianco di Katherine Hepburn e Cary Grant. E Natalie, sempre impassibile. Nonostante la sua intrigante freddezza conquista il cuore di Cukor, celeberrimo regista che per sempre conserverà un suo ritratto scattato da Cecil Beaton.  

In alto, Natalie con il marito, il produttore John Chapman Wilson nel 1938. Sul set de "Il diavolo è femmina" con Cary Grant e Katharine Hepburn. In uno scatto teatrale, nel suo look da nuova Marlene Dietrich.

Ancora una volta, Natalie cambia vita. Stanca del suo passato si trasferisce in uno splendido appartamento a New York diventando una fra le donne più affascinanti, amatissima dalla famosa editorialista di gossip Elsa Maxwell di cui frequenta le tante feste in maschera. 

Fresca di divorzio, Paley non perde tempo e sposa con dichiarazioni ufficiali il produttore teatrale John Chapman Wilson… reduce da una storia finita tragicamente con l’attore Noel Coward. Con questo compagno di giochi viaggia per il mondo. Case a New York, in Giamaica, St. Moritz e Venezia. La sua collezione di gioielli, nota per annoverare creazioni da capogiro, sarà venduta all’asta da Sotheby’s nel 2019. Negli anni si svagherà con altri uomini eccentrici e speciali (anche eterosessuali), innamorati di lei a ogni costo donandole l’eternità, consacrata nelle loro pagine: con lo scrittore Erich Maria Remarque l’amore durerà quasi 10 anni, per terminare all’inizio degli anni ’50, lasciando ai posteri la sua figura ritratta come eroina dell’ultimo romanzo Shadows in Paradise. Per lei perderà la testa anche Antoine de Saint-Exupéry, con un sentimento evidente nelle celebri Sept Lettres à Natalie Paley in cui il celebre scrittore racchiuderà tutta la sua passione: “Certo che ti farò del male. Certo che mi farai del male. Naturalmente ci faremo del male. Ma questa è la condizione dell’esistenza. Diventare primavera è correre il rischio dell’inverno. Essere presenti, vuol dire correre il rischio dell’assenza… È rischiando il mio dolore, che conosco la mia gioia”.

Nel 1957, davanti al serio alcolismo del marito, sempre più violento e ormai sulla sedia a rotelle, si trova quasi senza amici: Wilson morirà nel 1961. Lei si condanna alla solitudine, come una reclusa a Manhattan. Rifiuterà di vedere amici e familiari rimasti, fuma tantissimo diventando probabilmente diabetica, malattia che la porterà alla cecità. Muore in ospedale nel 1981 dopo la rottura di un femore. Ad averla contattata in quegli anni era stato solo Serge Lifar che le inviò una lettera, dedicandole una citazione di Pushkin: «Non dimenticheremo mai il nostro primo amore. Il cuore della Russia non ti dimenticherà. E il mio cuore non ti dimenticherà mai».

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